Christmas Rappin’ - 30th anniversary
(Articolo pubblicato su Alias)
Now I’m the guy named Kurtis Blow/And Christmas is one thing I know/So every year, just about this time/I celebrate it with a rhyme. Così inizia Christmas Rappin’, storico primo singolo del rapper Kurtis Blow, pubblicato nel lontano 1979 e di cui si celebra il trentesimo anniversario. Christmas Rappin’ fu il singolo che lanciò la carriera di Kurtis Blow e che gli permise di ottenere il primo contratto discografico di un rapper con una major, la Mercury. Il secondo singolo, The breaks, lo consacrerà definitivamente come star internazionale per tutti gli anni Ottanta. Oggi, nonostante i suoi cinquant’anni, Kurtis Blow è ancora attivo sulla scena hip hop e continua a plasmare parole e canzoni, utilizzando il suo linguaggio per coinvolgere i giovani delle periferie in attività positive e non farli soccombere al richiamo della strada e della criminalità. “Dobbiamo far capire ai giovani la grandezza del disegno di Dio. Per far questo occorre rendere più immediata e comprensibile la Sua parola utilizzando linguaggi che i giovani possano comprendere. Il rap è fondamentale per raggiungere questo obiettivo”. Fondatore dell’Hip Hop Church, Kurtis Blow predica ogni giovedì sera per i suoi fedeli presso l’Abyssinian Baptist Church di Harlem, accompagnato da un DJ, due MC e un coro Gospel.
u.net: Quali sono state le tue prime esperienze a livello musicale?
KB: Le prime esperienze in ambito musicale le ho fatte grazie a mia madre, amante del funk e del soul. Splendida ballerina, partecipava alle feste più alla moda all’epoca. Andava al Cotton Club, al Savoy e all’Auburn Ballroom. Facevo il DJ nelle feste di famiglia. Prendevo penna e taccuino, annotavo le richieste dei parenti e poi li suonavo per loro. Negli anni 70, da adolescente, volevo sentire ancora quei dischi, quella musica con cui ero cresciuto. La scena musicale però era dominata dalla disco. Nel 1974, per la prima volta vidi Kool Herc suonare a una festa. Diventai un Bboy per ballare su quella musica funky. L’hip hop produsse una vera rivoluzione: si impose come la disco del ghetto. Quello stile di musica e di DJing divennero la nuova moda underground, in netta contrapposizione alla disco, imperante nella maggior parte dei club. Invece di cercare di entrare in quei luoghi - eravamo troppo giovani e squattrinati - creammo i nostri club, le feste nei parchi e nelle strade. Fu una vera rivoluzione.
u.net: Quando hai deciso che l’Mcing sarebbe stata la tua strada?
KB: All’inizio ero un Bboy che andava a tutte le feste, in competizione perpetua con altri Bboy. Vedendo il potere incredibile che il DJ aveva sulla folla danzante, fui affascinato dal DJing anche se per un breve periodo. All’epoca il mio DJ radiofonico preferito era Hank Span, amavo sentire come rimava tra i pezzi. Ho visto i primi MC successivamente. All’inizio gli MC facevano semplici annunci per la gente in sala. L’evoluzione dell’Mcing e del Bboying è una lunga storia che ebbe luogo grazie all’evoluzione del DJiing. Kool Herc suonava pezzi incredibili ma non aveva un vero e proprio stile. Era abbastanza grezzo. Suonava break incredibili ma lasciava andare tutto il pezzo. Il break è fondamentale, è il momento nella canzone in cui il ritmo prende il sopravvento, la gente si scatena e sfodera le mosse migliori. La rivoluzione avvenne grazie a Grandmaster Flash, capace di suonare continuamente lo stesso break mixandolo con precisione. L’estensione del break fu fondamentale sia per l’evoluzione del Bboying che per l’Mcing. Grazie a Flash i Bboy furono in grado di allungare la durata delle loro esibizioni così come gli MC di creare rime più complesse. Flash ha dato l’opportunità di rappare sullo stesso break potenzialmente per un tempo infinito. All’epoca amavo artisti come KC The Prince of Soul, JJ The Disco King, JT Hollywood e DJ Hollywood. DJ Hollywood fu il primo che vidi rappare al Club 371 nel Bronx nel 1976. Dopo aver visto ciò che era in grado di fare con il microfono, decisi di diventare un MC.
u.net: Parli di DJ Holliwood e del Club 371, cioè di una scena contigua ma non considerata , almeno all’epoca hip hop…
KB: C’erano due scene parallele. Come direbbe Flash, c’erano Shoe People (la gente con le scarpe eleganti) e Sneaker People (i ragazzi con le scarpe da ginnastica). I disco rapper come Hollywood, Eddie Cheba e altri suonavano in veri propri club a Manhattan, Harlem e nel Bronx. Suonavano musica disco e funk commerciale, per lo più per un pubblico adulto. L’altra scena, era composta da giovanissimi neri e latini per lo più squattrinati il cui obiettivo durante le feste era l’esibirsi per guadagnare maggiore prestigio nel quartiere. Ho iniziato nella scena Sneakers ma, grazie a Russell Simmons, sono entrato di prepotenza anche nell’altra. Siamo partiti dai club del Queens per poi giungere a Manhattan e in tutta la città. Nel Frattempo l’hip hop stava conquistando i cinque distretti e di lì a poco la nazione intera.
u.net: Come e quando sei entrato in contatto con le persone che hanno deciso di pubblicare Christmas Rappin’?
KB: Russell Simmons convinse due giornalisti della rivista Billboard interessatisi all’Hip Hop sin dagli esordi, JB Moore e Robert Ford, a venire a sentirmi durante una serata che stavo facendo all’Hotel Diplomat con Grandmaster Flash. Fu un successo tale che si convinsero a farmi incidere il disco che avevano deciso di pubblicare ma che pensavano di far eseguire a un altro MC. Questo episodio avvenne qualche mese dopo l’uscita di Rapper’s Delight della Sugarhill Gang nell’estate del 1979. Devo moltissimo ai quei due giornalisti. Mi hanno insegnato come produrre un disco, come operare in uno studio di registrazione e hanno contrattato il primo contratto discografico di un MC con una major, la Mercury. JB Moore ha viaggiato con me in tutto il mondo. Fu un periodo incredibile, il periodo migliore della mia vita.
u.net: Come hai conosciuto Russell Simmons, un personaggio che è stato fondamentale per la tua crescita professionale?
KB: Ci siamo conosciuti all’università e credo che il nostro incontro sia stato parte di un disegno superiore. Diventammo immediatamente amici e soci. Avevamo un piano: promuovere l’Hip Hop nei club di tutta la città. E’ stato incredibile vedere nascere questa creatura nel Bronx, vederla maturare nei cinque distretti di New York ed esplodere come fenomeno internazionale. Siamo passati dai sogni di studentelli del college ad una realtà non meno incredibile. Posso affermare che non esisterebbe nessun Kurtis Blow senza Russell Simmons. Fu proprio lui a darmi questo nome d’arte. Noi ora lo chiamiamo il Presidente per l’importanza che ha assunto nella scena hip hop negli anni successivi. Ha fondato la Def Jam e altre società, diventando milionario.
u.net: Com’è stato passare da star locale a star internazionale?
KB: Prima di iniziare a battere palchi e club europei per la prima volta, mi ero già esibito per oltre cinque anni a NYC davanti alle platee più diverse. Avevo acquisito tutta la sicurezza di cui avevo bisogno grazie alle serate organizzate con Russell. I viaggi e le esperienze internazionali di quegli anni furono incredibili, il più bel periodo della mia vita. Firmai un contratto con una major, ebbi la possibilità di visitare molti paesi. Io, il ragazzo di Harlem che fino a quel momento non era mai stato che a New york. Quando incisi il mio album, ricevetti offerte nelle principali città del mondo. In ogni paese, al nostro arrivo c’erano sempre stampa, radio e tv poiché Kurtis Blow fu il primo rapper a intraprendere un tour internazionale.











