Books Reviews

Coordinate Hip Hop: otto testi essenziali.

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Rap Attack – David Toop (1984)

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Flyboy in the Buttermilk – Greg tate (1992)

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Black Noise – Tricia Rose (1994)

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Hip Hop America – Nelson George (1998)

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Yes Yes Y’all – Jim Fricke & Charlie Ahearn (2002)

Da dove nasce uno stile? Prima di diventare canone o prodotto commerciale, esso pulsa nell’oscurità organica delle sottoculture. Yes Yes Y’all (a cura di Jim Fricke e Charlie Ahearn) non è solo un libro sulla nascita dell’Hip-Hop nel Bronx degli anni ’70: è una mappatura del modo in cui corpo, voce e grafica si emancipano dal contesto sociale per diventare linguaggio universale.

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The Hip Hop Generation – Bakari Kitwana (2002)

In The Hip Hop Generation, Bakari Kitwana offre una lente penetrante sulla vita e la coscienza dei giovani afroamericani nati tra il 1965 e il 1984, quelli che definisce “hip-hop generationers”. Con una prosa diretta e documentata, Kitwana racconta un’esperienza generazionale profondamente diversa da quella dei loro genitori del periodo dei movimenti per i diritti civili e del Black Power.

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Global Noise – Tony Mitchell (2002)

L’operazione condotta da Tony Mitchell con Global Noise agisce come un dispositivo critico che scardina il monopolio statunitense sull’immaginario hip hop. Più che una rottura spettacolare, è uno slittamento progressivo dello sguardo: il punto di frattura non è più cronologico, ma geografico e concettuale. Se per decenni il rap è stato letto come riflesso della condizione afroamericana, questo testo sposta l’asse verso una dimensione in cui l’indigenizzazione diventa il vero marchio di autenticità.

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Can’t Stop Won’t Stop – Jeff Chang (2005)

C’è un momento preciso in cui la storia cambia direzione, e Jeff Chang lo fissa nel fumo del South Bronx del 1977. Mentre le fiamme divoravano i palazzi abbandonati da una pianificazione urbana che definire “distratta” sarebbe un complimento ipocrita, tra quelle macerie stava nascendo qualcosa di nuovo. Non era solo musica; era una strategia di sopravvivenza. Se lo Stato tagliava i fondi per l’istruzione musicale, i ragazzi rispondevano inventando un sistema parallelo di virtuosismo: se non puoi imparare il sax, impari a far cantare i giradischi saccheggiati durante un blackout.

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