Il Libro
Renegades of Funk rappresenta un viaggio indietro nel tempo; un viaggio che vi catapulterà nel Bronx della prima metà degli anni settanta, agli albori della cultura Hip Hop. Il testo è un vivace affresco di riflessioni, indagini storiche, interviste e contributi dei protagonisti; un viaggio nelle strade del Bronx di oggi nel tentativo di ricostruire le dinamiche e gli accadimenti di quei giorni attraverso ricordi, esperienze e riflessioni; un percorso d’immersione totale in un’epoca dimenticata dai più, idolatrata da pochi fan hardcore, e della quale vi sono pochissime testimonianze scritte e ancor meno fotografiche.
Renegades of Funk racconta delle gang, delle feste di DJ Kool Herc, di Bambaataa e di Grandmaster Flash, dell’inclusione di forme espressive come il DJing, Graffiti Writing, Bboying e MCing in un unico movimento culturale in lenta ma inesorabile conquista della scena artistica e underground di Manhattan. Renegades of Funk racconta dei primi dischi e della rapida commercializzazione che stravolgerà lo spirito iniziale, ma anche dell’enorme debito dell’Hip Hop nei confronti della disco e del punk.
Renegades of Funk è anche una storia musicale. L’esperimento intende superare i limiti imposti dalla pagina scritta, contaminando altre forme espressive, per creare un percorso musicale che ripercorrerà le principali tappe dell’evoluzione di questa cultura.
Dallo skit di Popmaster Fabel
Mi svegliavo la mattina durante il periodo estivo pregando il Signore affinché ci fosse una Jam! Verso le tre o le quattro del pomeriggio iniziavi a sentire la musica rimbombare tra i project anche a svariati isolati di distanza.
Dall’intervista a TRAC2
In quel periodo, l’abilità come writer, come Bboy, come DJ o MC garantiva la popolarità e la reputazione nel quartiere. Si guadagnava lo status di celebrità del ghetto. Cercavamo proprio questo e lo potevamo ottenere solo attraverso la competizione.
TKID170
Le feste nelle strade erano una celebrazione. Dai graffiti, alla Danza, dal DJing all’MCing e nelle jam cercavamo di affermare la nostra identità! Siamo qui! Esistiamo anche noi! Non ci facevano entrare nei club per via del nostro abbigliamento, del look e dell’età. Così iniziammo a fare i nostri party.
The Chief Rocker Busy Bee
Dicono che la musica calmi gli animi insoddisfatti e ribelli e questo è ciò che abbiamo cercato di fare all’epoca: calmare i nostri fratelli con la musica per evitare che facessero delle sciocchezze che avrebbero pagato per il resto della loro vita. Suonavamo e la gente ballava, si divertiva godendosi il momento senza pensare al peso della vita nel Bronx.






