ExSnia, il sociale al centro

ExSnia, il sociale al centro

Domenica 12 ottobre ci sarà una nuova mobilitazione a sostegno del lago dell’Ex Snia. Un momento di festa con due cortei che partiranno da Prenestino e Casalbertone per entrare al lago dalla cosiddetta “breccia” di Via di Portonaccio e poi concerto. Una giornata da non perdere per festeggiare la vittoria dello scorso luglio, vivere quest’area in modo pubblico e sottrarla alla speculazione.

È proprio Militant A, rapper del gruppo Assalti Frontali e autore del pezzo Il Lago che combatte, a rilanciare la mobilitazione e raccontare l’incredibile storia dell’unico lago naturale di Roma, divenuto con il tempo un vero e proprio polmone verde per la città, una riserva naturale, un rifugio per tante specie animali proprio dietro la stazione Termini e Porta Maggiore!

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Domenica è una data speciale, esattamente un anno fa, il 12 ottobre 2013, un corteo colorato scese per le strade di Roma ed entrò per la prima volta in modo collettivo al lago per impedire che l’area dell’Ex SNIA tornasse nelle mani dell’ex proprietario Pulcini e riconquistare questa parte di città. La storia è nota, è stata una delle più condivise quest’estate, il 14 agosto scadevano i termini per rendere esecutivo l’esproprio pubblico. Mancava poco, sembrava che tutto dovesse andare fatalmente verso un finale scontato: il palazzinaro di turno che rientra in possesso del parco ed edifica 4 grattacieli (come un bando della giunta Alemanno gli aveva promesso) mentre tutti lì a maledire la burocrazia e la cattiva amministrazione. Invece la lotta organizzata dal “Forum Territoriale Parco delle Energie” smuoveva le coscienze e creava una pressione sempre più potente fino a raggiungere un apice di visibilità lo scorso luglio con la canzone composta da Assalti Frontali e Il Muro del Canto, costringendo il Comune di Roma a prendersi le sue responsabilità stanziando 500 mila euro proprio due settimane prima dello scadere dei termini.

Ciò rappresenta una vittoria delle mobilitazioni dal basso. Nessuno può negare che se non ci fosse stato il comitato e il forum a lottare senza sosta la storia sarebbe stata diversa. Adesso bisogna trasformare il lago della Snia nel lago di Roma, dice Militant A.

La storia dell’area in questione è lunga e tormentata. L’ex Snia Viscosa, una fabbrica che produceva inizialmente ryon, finta seta, e poi di divise e paracaduti durante la Seconda guerra mondiale, dava lavoro a migliaia di persone. Dopo che la fabbrica fallì, l’area fu acquistata da un palazzinaro romano, Antonio Pulcini con l’intenzione di abbattere quelli che ormai erano diventati ruderi e costruire uno dei primi centri commerciali di Roma. Il piano regolatore non glielo permetteva, l’area risultava nelle carte non edificabile, ma alla fine degli anni ’80, tutte le aree del territorio romano destinate a verde e servizi pubblici diventavano “bianche” all’improvviso per decadenza dei vincoli o con i trucchi. Questa volta si trattava dell’accoppiata Ligresti-Pulcini. Ma già allora l’operazione presentava più di un dubbio di legittimità e presto la magistratura indagò scoprendo attività illecite e pratiche irregolari.

Questa storia sembra una favola metropolitana. Le ruspe a lavoro, nascoste dalle mura dell’ex fabbrica e dai binari della ferrovia, scavavano la terra e le betoniere gettavano il cemento, quando già era pronto lo scheletro del centro commerciale, alla profondità di dieci metri sotto il livello della terra le scavatrici colpiscono la falda acquifera dell’Acqua Bullicante. La storia del lago dell’Ex Snia inizia con un palazzinaro che vuol costruire un grande centro commerciale ma scavando trova l’acqua, racconta Militant A, l’acqua di Roma, l’acqua bullicante, l’acqua minerale, con le bollicine. Avrebbe potuto essere una  delle tante storie cittadine di speculazione ma questa volta la natura si è ribellata… il palazzinaro prova a risucchiare l’acqua con le idrovore e a riversarla nell’acquedotto cittadino finché il collettore, durante un forte temporale, si rompe e le acque sporche invadono il territorio circostante. A quel punto, interviene il comune bloccando i lavori e inizia la lotta del comitato di quartiere che dura da oltre vent’anni.

Di sicuro l’intervento dell’amministrazione cittadina, arrivato due settimane prima della scadenza dei termini per l’esproprio, non è avvenuta grazie alle politiche di sviluppo sostenibile della giunta! La pressione esercitata nell’ultimo anno è stata tale che sarebbe stato impossibile far passar la vicenda sotto silenzio, senza subire un contraccolpo mediatico. Parte di questa pressione è stata sicuramente generata dalla diffusione virale del video de Il Lago che Combatte (Assalti Frontali e Il Muro del Canto): fino all’uscita del video, per la maggior parte dei romani il lago della Snia era percepito come una specie di stagno, era “il laghetto”, come un acquitrino di cui non si sapeva cosa fare. Questo era il messaggio che aveva fatto passare il palazzinaro, con il silenzio (interessato?) di tutte le giunte che si sono succedute negli anni. Nessuno aveva veramente idea di quale tesoro si nascondesse in quell’area, di quale ecosistema si era sviluppato in tutti questi anni. La diffusione del video ha svelato la verità alla città intera. La storia di questa area di Roma ha portato infatti un “assalto frontale” il 19 luglio, quando è andato in anteprima su Blob, su Raitre, e all’improvviso la storia del lago che combatte è entrata nelle case di un milione di persone come una scossa elettrica. L’abbiamo caricato poi su Youtube… tutti i siti di movimento e le radio indipendenti l’hanno rilanciato. Ho capito che qualcosa stava cambiando quando anche i giornalisti de La Repubblica e di Adn Kronos hanno riportato la notizia e gli articoli che partivano dalla cronaca di Roma con il video incorporato raggiungevano subito migliaia di condivisioni propagandosi in tutta Italia.

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Non è un caso che sia la musica di Assalti Frontali ad accompagnare questa lotta dal basso, che siano le liriche di Militant A a risvegliare le energie e lo spirito di una città, accendendo l’immaginario di migliaia di persone. Assalti Frontali rappresenta l’anima impegnata della scena rap fin dai primi anni Novanta; dai giorni di Battiti il tuo Tempo, primo pezzo rap in italiano, il gruppo fa “movimento per il movimento”, impegnato in temi quali la rappresentanza politica, le istanze anti guerra, il lavoro, la lotta alla mafia, l’integrazione, i diritti civili e, più di recente, la scuola. Con il mio rap cerco di illuminare di colori vivi gli sprazzi di lotta che si accendono ovunque. Cerco di rendere attraenti questi momenti che hanno dentro una grandissima carica umana. L’ho fatto con il lago ma di recente anche con le canzoni sulla scuola o quelle sui Rom. Il lago che combatte, la ritengo una delle migliori canzoni che abbia scritto nella mia carriera, rappresenta uno storytelling chiaro, semplice e diretto, e non era facile, perché la storia è molto complicata, ma se lo guardi, se lo ascolti, non puoi che commuoverti e diventare dei nostri. Per me il rap è questo: poesia della strada. Io rispetto l’arte e il rap per me diventa radicale nel momento in cui esprimo ciò che ho da dire. La mia missione è questa: accendere un immaginario che rischierebbe di rimanere ai margini.

Quella stessa filosofia la si ritrova anche nella sua prosa, nel passaggio da Storie di Assalti Frontali a Soli contro tutto, un libro uscito per Editori Riuniti, che parla delle lotte per la scuola pubblica del tempo pieno, di diritti e integrazione. L’istruzione nella scuola elementare è la base del vivere comune. Ho lavorato molto affinché questo libro fosse per tutti. Un libro che spiegasse come un genitore che ha scritto Storie di Assalti Frontali, che ha fatto le battaglie degli anni Ottanta occupando i centri sociali, si ritrovi ora a relazionarsi con un mondo aperto, composto da altri genitori e da insegnanti. Questo libro evidenzia la necessità di rapportarsi con l’altro, anche di fronte a evidenti differenze di pensiero, perché il futuro dei nostri figli è l’obiettivo comune.

Dalla scuola all’ambiente, dai diritti civili alla rappresentanza politica, l’attitudine di Militant A si sintetizza in una semplice frase: benché queste lotte non siano all’interno di un centro sociale, io sono un centro sociale e contamino il dibattito con la mia identità radicale.

*Pubblicato su Alias – sabato 11 ottobre 2014.

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