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Light nigga, dark nigga, faux nigga, real nigga / Rich nigga, poor nigga, house nigga, field nigga / Still nigga, still nigga. Così rappa Jay Z nel ritornello del singolo The Story of O.J. tratto dall’album 4:44, nuovo lavoro del rapper, imprenditore e moghul di Brooklyn. Il pezzo, accompagnato da un video animato in stile retrò, riflette sul futuro della comunità nera, su come migliorare la situazione. (…) Dobbiamo comprendere come riuscire a creare qualcosa di importante, una volta ottenuto il successo. È lo stesso Jay Z a parlarne in un’intervista telefonica con l’emittente iheart Radio. The Story of OJ, lasciando esterrefatti critici e fan, analizza temi politici quali il razzismo e la distribuzione della ricchezza negli Stati Uniti contemporanei, attraverso un video fortemente simbolico teso a ribaltare gli stereotipi razziali.

 

 

Jaybo & Co.

Il video si apre con il personaggio animato di Jaybo, i cui tratti rimandano immediatamente all’immaginario dei cartoon di epoche passate, con un riferimento specifico al personaggio di Sambo (protagonista del celebre libro per bambini di Helen Bannerman, The Story of Little Black Sambo). Jay Z più Sambo uguale JayBo, il protagonista del video presentato all’interno dell’icona circolare, riferimento esplicito alla firma dei classici Warner Bros.

Con il procedere delle immagini, ci troviamo di fronte un gran numero di stereotipi associati ai neri in America; dai cannibali ai raccoglitori di cotone, dagli schiavi con le labbra grandi, ignoranti e felici, ai personaggi del Minstrel show, alternati provocatoriamente a immagini dolorose più vicine all’esperienza nera:  schiavi in catene, segregazione, linciaggi, e rituali del Ku Klux Klan. La potenza evocatoria del video deriva innanzitutto dalla capacità degli autori di mantenersi aderenti allo stile originale di quei cartoon pur aggiungendo elementi utili a capire tutta la distanza tra la ‘rappresentazione bianca’ e l’esperienza vissuta nel corso degli ultimi quattrocento anni dai discendenti dei primi schiavi.

Tutte le società di produzione cinematografiche e televisive dell’epoca — Disney, Warner Bros, MGM, Lantz, Fleischer, etc —realizzarono cartoni animati colmi di stereotipi razziali contribuendo al perpetuarsi di una concezione negativa dei neri. La rappresentazione proposta da società come Warner Bros. e Lantz Cartoon Studios fu particolarmente negativa. La scena in cui Jaybo mangia un’anguria, per esempio, sembra un rimando esplicito a un cartone razzista prodotto nel 1941, Scrub Me Mama with a Boogie Beat, così come gli angeli neri presenti nel video richiamano un altro corto razzista Warner Bros, Clean Pastures (1937). Anche se The Story of OJ evita citazioni esplicite come queste, l’obiettivo è quello di utilizzare quei vecchi cartoon come rimando ideale, ispirazione e background visuale alle liriche di Jay Z. Centinaia di omaggi e di parodie di quei cartoni sono stati realizzati negli ultimi anni, ma The Story of O.J aggiunge qualcosa di nuovo e originale, tentando di ribaltarne il potere simbolico.

Sin dalle prime animazioni, a livello musicale, siamo accompagnati da un campione di Four Women, canzone di Nina Simone che riflette sul razzismo attraverso la storia di quattro donne nere con tonalità di carnagione differenti. Utilizzando quel campione Jay Z vuole affermare a gran voce che differenze considerate sostanziali e divisorie all’interno della comunità nera non hanno alcuna importanza per chi sta al di fuori di essa, in particolar modo nella società razzista contemporanea. Per rinforzare il concetto, Jaybo canta il ritornello, Light nigga, dark nigga, faux nigga, real nigga / Rich nigga, poor nigga, house nigga, field nigga Still nigga, still nigga, denunciando come temi sia razziali, sia di natura socio-economica siano stati utilizzati come ‘distrazioni’ per aumentare ulteriormente le divisioni interne alla comunità nera.

Tra le varie immagini che si alternano nel video spicca la figura di O.J. Simpson, ex giocatore di football e star un tempo amata dal mainstream, che corre lungo un campo apparentemente interminabile e poi pronuncia una frase degna di riflessione: I’m not Black, I’m OJ. Con sufficienza Jay Z replica, Well, okay, ignorandolo e implicitamente sottolineando il fatto che un nero rimarrà sempre tale nella società statunitense. In questo senso, Jay Z annichilisce tutti coloro che si illudono di poter trascendere dai temi razziali, una volta ottenuto successo e ricchezze. Crediamo fermamente — poiché non abbiamo mai avuto nulla e, in un certo senso, credo sia comprensibile — di poter raggiungere determinate posizioni, e crediamo di poter esser al di sopra della cultura e società nella quale viviamo, afferma JAY Z in un breve filmato (Footnotes for The Story of O.J.) nel quale vengono approfonditi tali temi grazie alle testimonianze di artisti quali Will Smith, Chris Rock, Kendrick Lamar e Trevor Noah. La realtà è ben diversa dall’illusione in cui vivevano OJ, Tiger Woods e molti altri… Come afferma Kanye West in All Falls Down, Even if you in a Benz, you still a n***a in a coupe.

Il personaggio di Jaybo si muove tra caricature e citazioni, dimostrando ancora una volta l’abilità dell’MC di Brooklyn nell’utilizzo delle liriche. La prima strofa si focalizza su temi quali il credito, l’accumulo di ricchezze, la gentrification. Take your drug money and buy the neighborhood / That’s how you rinse it’. Da vero uomo d’affari, suggerisce ai pusher come reinvestire il frutto dei loro traffici per diventare dei milionari ‘legittimi’. That’s how you rinse it, Jay gioca qui su un doppio senso parlando di ‘ripulire il denaro’. You wanna know what’s more important than throwin’ away money at a strip club? Credit / You ever wonder why Jewish people own all the property in America?  Sperperare soldi negli strip club è uno dei tropi più comuni nell’Hip Hop ma le liriche sottolineano qui l’importanza di saper investire per aumentare le proprie possibilità di credito così come hanno fatto gli ebrei in America. In questo caso, Jay utilizza uno stereotipo razziale negativo, invertendone il significato e sostenendo l’importanza della stabilità economica. Y’all out here still takin’ advances/Me and my niggas takin’ real chances. È come se Hov volesse usare la sua abilità nel business a favore dell’emancipazione della gente di colore, proponendo un capitalismo nero alla stregua di Harold Cruse, Garvey e della stessa Nation of Islam. Uno sguardo rapido alla vasta gamma degli investimenti di Jay Z evidenzia la sua abilità in ambito finanziario, mentre la svolta filantropica che lo ha visto occuparsi del fondo per i figli di Sean Bell, pagare la cauzione agli attivisti di Black Lives Matter e produrre un documentario sulle brutalità nella prigione di Ryler’s Island, lo rendono più credibile anche quando parla di temi politici. L’America nera vive ancor oggi una realtà di marginalizzazione economica, sociale e politica, e il rapper utilizza la propria esperienza come esempio di riscossa sociale.

Sebbene il significato del video sia una esplicita denuncia politica, ciò che balza agli occhi e risuona nelle orecchie guardandolo sono: a) uno dei beat più sexy e ipnotici, campionato da un classico di Nina Simone; b) uno dei ritornelli più orecchiabili dell’anno e c) un attacco frontale a chi propone visioni divisive della comunità nera. Infatti così come Malcolm X denunciò nel 1965, Non vi perseguiteranno perché siete Metodisti o Battisti. Non vi perseguiranno perché siete Democratici o Repubblicani, (…) non vi perseguiteranno perché siete americani, anzi se lo foste non sareste certo perseguitati. Vi perseguiranno perché siete degli uomini neri, così a distanza di cinquant’anni, Jay Z utilizza animazioni, musica e liriche per denunciare l’attuale oppressione dei neri poichè non importa quanto successo tu possa avere in America, rimarrai sempre un n****r!