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Il party di Kool Herc dell’estate del 1973 nel West Bronx è passato alla storia come l’incipit di un mito: non certo per i partecipanti – un centinaio di giovani del quartiere – non certo per il luogo – una modesta sala comunitaria in un nuovo complesso popolare – né per la zona – a un paio di miglia dallo stadio degli Yankees, vicino al luogo in cui la Cross-Bronx Express Way riversa il proprio traffico nell’isola di Manhattan. La storia ricorda quella festa poiché quello fu il giorno in cui Clive Campbell creò la leggenda attorno a DJ Kool Herc.

All’indomani di quel party sarebbe stato acclamato come l’architetto di un nuovo genere musicale: l’Hip Hop. Kool Herc aveva isolato il break ovvero il bosone di Higgs o la particella del Dio del rap. Lontano dalle possibilità tecniche di campionare un suono, Herc si avvalse di due copie del medesimo disco per estendere i break in durata. Sfruttando la tecnica in seguito definita merry go round, Herc suona due copie dello stesso disco, facendo cominciare il break del secondo mentre sta terminando il primo, estendendo i cinque secondi del break a cinque minuti di fuoco. Quella fu una delle decisioni creative più importanti della musica del 20° secolo. Da quel momento di ispirazione o follia è arrivato il concetto di breakbeat, quindi campionamento e tecnologia di produzione musicale, nonché ogni tipo di tecnica di produzione basata su loop.

Herc iniziò a selezionare i dischi per il break: il suono delle congas che sembra non interrompersi mai in Apache e Bongo Rock dell’Incredible Bongo Band, la versione live di Give It Up or Turn It Loose di James Brown, la colonna sonora di Shaft in Africa, Scorpio di Dennis Coffey – brani soul o rock con un beat uptempo, spesso con accompagnamenti di percussioni afrolatine.

APACHE – INCREDIBLE BONGO BAND (1973).

All’indomani di quella festa, Kool Herc iniziò a suonare una sera a settimana presso il Club Hevalo nel Bronx; ogni qualvolta le note di Apache uscivano dalle casse dell’impianto, tutti i presenti si scatenavano sul dancefloor. Grazie al “merry go round”, Kool Herc prolungava il break trasformandolo in un mantra ipnotico, trasformando Apache in una hit dance underground. Questa traccia, con il suo break di percussioni insolitamente lungo, divenne una vera e propria chiamata alle armi per tutti i bboy. La canzonenasce come cover di un pezzo composto da Larry Jordan, ispirata al film L’ultimo Apache del 1954 e ripresa poi dai The Shadows che la portarono al successo nel 1960. Diversi gruppi hanno poi realizzato cover ma la storia di questa canzone prende una deriva del tutto particolare con il produttore Michael Viner che nel 1972 fu incaricato di produrre la colonna sonora del film The Things with two Heads. Sulla scia del successo di quell’album, Viner incise un album dalla fortissima impronta black chiamando a suonare il miglior percussionista in circolazione, King Ericsson, e l’astro nascente della batteria, Jim Gordon. Il resto del gruppo era formato da alcuni tra i migliori musicisti di studio americani e canadesi.  Apache, inclusa nell’album, non ottenne alcun successo e continuò a languire in una relativa oscurità fino ai primi anni ’70 quando Kool Herc la trasformò nell’inno nazionale di tutti i bboy.

GIVE IT UP OR TURNIT A LOOSE (IN THE JUNGLE GROOVE REMIX) – JAMES BROWN (1969).

Pubblicato nel 1969, il brano raggiunse la vetta della classifica R&B e la posizione numero 15 di quella Billboard Hot 100. L’anno successivo James Brown registrò una nuova versione del pezzo con un arrangiamento differente, includendola nel doppio album Sex Machine del 1970. La nuova versione è suonata dalla band The J.B.’s e vede il leggendario Clyde Stubblefield alla batteria e alle percussioni. Lunga oltre cinque minuti, questa incisione utilizza un arrangiamento strumentale sostanzialmente differente, con l’aggiunta di un riff d’organo elettronico e una linea di basso, oltre a un testo diverso. Il sound di questa rivisitazione era crudo, ruvido, tutto girava intorno al break e al ritornello in cui Brown esorta “batti le mani / pesta i piedi” prima di lasciare spazio groove contagioso suonato dal batterista Clyde Stubblefield e dal bassista Bootsy Collins. Questa traccia esplose negli ambienti underground nel ’73, quando Kool Herc mise sui giradischi due copie di Give It Up estendendone il break e trasformandola in un classico del Bboyin. È indubbio che James Brown costituisca una delle risorse più importanti per la cultura Hip Hop; non solo per il funk duro e percussivo della sua musica, ma anche per gli spettacolari passi di danza che eseguiva durante i live. La routine associata a Get On The Good Foot, per esempio, è stata d’ispirazione per i pionieri di questa danza. La traccia è stata campionata da Gang Starr, NWA e Ultramagnetic MCs, solo per citarne alcuni.

SCORPIO – DENNIS COFFEY & THE DETROIT GUITAR BAND (1971)

Dennis Coffey inizialmente si fece conoscere per il suo lavoro come musicista di studio, membro dei Funk Brothers, band di supporto della Motown, ma lavorò anche con altre etichette discografiche in tutto il Paese. Fu un innovatore per il suo uso di effetti musicali quali la distorsione e suoni psichedelici, già ampiamente utilizzati in altri generi musicali, ma non ancora incorporati nel sound dalla Motown. Coffey passò dal suonare in una house band allo scrivere e incidere come solista. Tra le sue tracce di maggior successo ritroviamo proprio Scorpio. Inizialmente, la canzone non ottenne alcun passaggio radiofonico, né successo commerciale. Le cose cambiarono però quando DJ Kool Herc decise di suonarla trasformandola in un pezzo immancabile nella colonna sonora dei primi party Hip Hop.  La canzone divenne un successo nella scena dance underground e Coffey fu il primo artista bianco a esser invitato a esibirsi nello show televisivo “Soul Train”. Scorpio divenne così popolare per il suo break di batteria, campionato innumerevoli volte nelle canzoni rap, incluse hit storiche quali Night of the Living Baseheads dei Public Enemy e The Score dei Fugees.