Steinski: Lesson #1

Steinski: Lesson #1

Io e il mio amico Double Dee andavamo da mesi ogni weekend in un club chiamato The Roxy dove ci divertivamo un mondo. Nello stesso periodo promuovevo serate reggae dance hall, a Brooklyn. Double Dee lavorava in uno studio di registrazione dove si producevano spot pubblicitari per etichette discografiche. Un giorno un producer andò da Douglass raccontandogli di questo concorso della TommyBoy per il remix del pezzo Play That Beat di Whiz Kid e Mr Globe, pubblicato sulla rivista musicale Billboard.  Double Dee mi chiamò e, spronati da Dave, l’amico producer, decidemmo di iscriverci al concorso. Il venerdì successivo mi presentai allo studio con sei casse di dischi, Double Dee aveva la sua e ovviamente avevamo a disposizione tutto il materiale audio e le macchine dello studio. Uno studio a otto tracce che per l’epoca era il meglio sulla piazza. Double Dee era uno dei migliori tecnici del suono sulla scena newyorchese. Sapeva perfettamente come sovrapporre e giustapporre le tracce vocali, la musica, i ritornelli, insomma sapeva come creare degli spot pubblicitari ad arte.

Douglass aveva buon gusto, le conoscenze e la tecnologia; io avevo i dischi, all’epoca lavoravo regolarmente come DJ. Lavorammo consecutivamente dal venerdì sera alla domenica notte, realizzando ciò che avevamo in mente. Le regole del concorso consistevano nel produrre una cassetta musicale della durata di cinque minuti con il remix. La scelta della guria sarebbe dovuta avvenire dopo sei settimana ma… siamo Hip Hop e ci vollero dodici settimane per ottenere il responso ufficiale. Lavoravo in un’agenzia pubblicitaria all’epoca e ricordo che, uscendo da una riunione, la mia segretaria mi disse che aveva un messaggio da parte di un tizio della Tommy Boy, diceva che avevamo vinto un contest. Richiamai immediatamente la TommyBoy. Mi diedero un appuntamento per il giorno stesso. Andammo nel ufficio di Tony Silverman, uno spazio molto angusto in un seminterrato a uptown, Manhattan. Ci disse che il nostro mix era talmente bello che avevano deciso di suonarlo per ultimo ai giudici poiché altrimenti il contest si sarebbe concluso immediatamente. Ovviamente eravamo galvanizzati anche perché i giudici erano una sorta di all star della scena Hip Hop , primo fra tutti Africa Bambaataa. Il premio erano cento dollari (50 a testa), dei dischi della TommyBoy, una tshirt e la possibilità di far girare il nostro mix nelle playlist di dieci urban radio. Eravamo gasatissimi. Quel venerdì sera andammo al Roxy e, all’improvviso, invece di esser dei semplici avventori, eravamo delle star. Incontrammo Bambaataa e poi, nell’area VIP, tutti i manager delle etichette discografiche che frequentavano regolarmente il club.

La cosa incredibile fu che la settimana successiva il nostro mix era nella classifica dei pezzi più richiesti dalle radio. A quel punto la gente chiedeva il pezzo nei negozi, voleva acquistarlo. Non potevamo pubblicarlo per via dei diritti che avremmo dovuto pagare. Il successo del pezzo era enorme e, se per caso andavi in un quartiere nero di Philadelphia o qualsiasi altra città, potevi comprare la cassetta con la registrazione del mix dalla radio per venti dollari. A Londra la medesima cassetta costava ottanta dollari.

Ascoltai per la prima volta Hip Hop alla radio in una trasmissione in cui era ospite Blondie. Era andata ad una festa incredibile nel South Bronx, avevano acquistato alcuni dei dischi suonati dal DJ e li stava suonando per un pubblico nuovo. Così ascoltai per la prima volta I Funky Four, The Family e altri gruppi. Per me fu una vera rivelazione; ero già un collezionista di dischi, avevo una vasta collezione con oltre duecento dischi, ma quella musica era incredibile. Sentii la cassetta moltissime volte per cercare di comprendere il nome dei gruppi. Andai in uno dei miei negozi di dischi abituali e scoprì che ne avevano uno. Lo comprai, lo portai a casa e l’ascoltai. Il giorno successivo tornai e comprai tutti i dischi in quella categoria. Iniziai a suonarli durante le mie serate. All’epoca il rap e l’hip hop non erano molto conosciuti, soprattutto si ignorava il contesto socio economico da cui provenivano, e la gente lo trovava interessante. Un giorno lessi un annuncio sul giornale che promuoveva un concerto dei ColdCrush Brothers al Negril, un club situato nell’east village. Fu fantastico; il posto era buio, affollatissimo, fumoso e la musica altissima. Iniziai a frequentare il Negril finchè la serata non fu spostata al Roxy. Il Roxy era enorme ma all’inizio se ne usava solo una parte poi, lentamente, serata dopo serata, lo spazio necessario per ospitare la gente aumentava. All’inizio c’era un tavolo al centro del dancefloor e lì potevi vedere suonare Africa Bambaataa, Dst, o altri DJ famosi nella scena del Bronx dell’epoca.  Con il crescere dell’audience il DJ fu spostato su un palco e fu ingrandito lo spazio a sua disposizione. Il successo del locale era incredibile e l’audience era assolutamente eclettica, i giovani di uptown incontravano i punk di downtown. C’era chiara la sensazione che di vivere qualcosa di nuovo, di eccezionale e eccitante. A differenza degli altri club, al Roxy poteva entrare chiunque, non c’erano codici d’abbigliamento o altro da rispettare.

Frequentando le feste hip hop, il Negril e il Roxy avevamo compreso come la musica veniva selezionata e proposta dai DJ Hip Hop. Essendo più maturi, avevamo conoscenze e gusti musicali diversi e immaginavamo diverse possibilità di mix, considerando colonne sonore di film e altro che non erano suonati al Roxy che mixammo utilizzando le stesse tecniche.